Nella Historia Langobardorum lo storico longobardo Paolo Diacono (VIII secolo) narra che alcune persone provenienti dai territori delle attuali Le Mans e Orléans avevano prelevato a Montecassino le reliquie dei santi Benedetto e Scolastica, approfittando dell’abbandono del monastero dovuto alla distruzione longobarda (VI secolo), per trasferirle in Gallia. A partire da questa testimonianza Floriacensi e Cassinesi hanno dato origine ad una contesa più che millenaria su quale delle due abbazie - Fleury e Montecassino – possedesse le reliquie autentiche del fondatore dei Benedettini, soprattutto, e della sorella: una contesa che ha determinato il ricorso a strategie molteplici a sostegno delle rispettive posizioni, segnate da evidenti parallelismi ma anche da difformità dovute alle diverse esigenze della contemporaneità e allo specifico background storico-culturale delle due comunità monastiche. Tali strategie furono affidate soprattutto alla scrittura e i loro effetti, pur originati dal mondo monastico mediante l’utilizzo dei codici espressivi tipici di questo ambiente, non furono pensati per esaurirsi al suo interno, ma per misurarsi anche con soggetti esterni ad esso e con il mondo laico in particolare. In questo articolo si analizzano le forme molteplici – particolarmente tra IX e XII secolo - attraverso le quali le due abbazie hanno difeso la loro pretesa di possedere le preziose reliquie, non indipendenti dal contesto storico più generale, dalle vicende specifiche delle due comunità e dalle relazioni con i diversi poteri politici ed ecclesiastici con cui entrarono in relazione. Si è poi cercato di dimostrare come le azioni intraprese non possedessero solo valenze devozionali, ma che invece perseguissero obiettivi ampi, funzionali ai rispettivi processi di costruzione memoriale e identitaria e utili ad alimentare il prestigio delle due comunità, con la conseguenza di promuovere le donazioni da parte del mondo laico e i flussi di pellegrinaggio verso i due monasteri.

S. Benedetto tra Montecassino e Fleury (VII-XII secolo)

GALDI, Amalia
2014

Abstract

Nella Historia Langobardorum lo storico longobardo Paolo Diacono (VIII secolo) narra che alcune persone provenienti dai territori delle attuali Le Mans e Orléans avevano prelevato a Montecassino le reliquie dei santi Benedetto e Scolastica, approfittando dell’abbandono del monastero dovuto alla distruzione longobarda (VI secolo), per trasferirle in Gallia. A partire da questa testimonianza Floriacensi e Cassinesi hanno dato origine ad una contesa più che millenaria su quale delle due abbazie - Fleury e Montecassino – possedesse le reliquie autentiche del fondatore dei Benedettini, soprattutto, e della sorella: una contesa che ha determinato il ricorso a strategie molteplici a sostegno delle rispettive posizioni, segnate da evidenti parallelismi ma anche da difformità dovute alle diverse esigenze della contemporaneità e allo specifico background storico-culturale delle due comunità monastiche. Tali strategie furono affidate soprattutto alla scrittura e i loro effetti, pur originati dal mondo monastico mediante l’utilizzo dei codici espressivi tipici di questo ambiente, non furono pensati per esaurirsi al suo interno, ma per misurarsi anche con soggetti esterni ad esso e con il mondo laico in particolare. In questo articolo si analizzano le forme molteplici – particolarmente tra IX e XII secolo - attraverso le quali le due abbazie hanno difeso la loro pretesa di possedere le preziose reliquie, non indipendenti dal contesto storico più generale, dalle vicende specifiche delle due comunità e dalle relazioni con i diversi poteri politici ed ecclesiastici con cui entrarono in relazione. Si è poi cercato di dimostrare come le azioni intraprese non possedessero solo valenze devozionali, ma che invece perseguissero obiettivi ampi, funzionali ai rispettivi processi di costruzione memoriale e identitaria e utili ad alimentare il prestigio delle due comunità, con la conseguenza di promuovere le donazioni da parte del mondo laico e i flussi di pellegrinaggio verso i due monasteri.
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