‘Opera d’arte autonoma’ è Cabiria, tra peculiarità estetiche e stilistiche. E perché queste specificità vengano legittimamente riconosciute, non bisogna esaltare l’alto grado di ingegnosità tecnica congiunta a “trucchi” o a meccanismi di artificiosità tecnologica, si deve innanzitutto tener presente l’identità del film, espressione d’arte figurativa che accomuna pittura, scultura, architettura, teatro e cinematografo, nucleo costitutivo di una poetica del meraviglioso, creata dalla fervida fantasia di d’Annunzio e del regista Pastrone, invenzione, pur in un contesto storico reale, preciso nei limiti cronologici, di forme, segni visibili, allegorie e simboli persino dell’“inconscio collettivo” di junghiana memoria. Visioni di una realtà tangibile, concreta, ripresa dal vero, ma sollevata nell’alone del sogno, nell’atmosfera onirica del surreale, conquistano la sensibilità umana. È il compimento dell’idea dechirichiana del quadro come teatro mentale, palcoscenico e contenitore ideale di una struggente drammaticità, che rende con chiarezza figurativa la familiarità dell’ambiente rappresentato. L’opera del maestro-regista-demiurgo diviene dunque soluzione organica di tutte le arti fra innovazione e modernità.

"Cabiria", opera d’arte autonoma

Carlo Santoli
2020

Abstract

‘Opera d’arte autonoma’ è Cabiria, tra peculiarità estetiche e stilistiche. E perché queste specificità vengano legittimamente riconosciute, non bisogna esaltare l’alto grado di ingegnosità tecnica congiunta a “trucchi” o a meccanismi di artificiosità tecnologica, si deve innanzitutto tener presente l’identità del film, espressione d’arte figurativa che accomuna pittura, scultura, architettura, teatro e cinematografo, nucleo costitutivo di una poetica del meraviglioso, creata dalla fervida fantasia di d’Annunzio e del regista Pastrone, invenzione, pur in un contesto storico reale, preciso nei limiti cronologici, di forme, segni visibili, allegorie e simboli persino dell’“inconscio collettivo” di junghiana memoria. Visioni di una realtà tangibile, concreta, ripresa dal vero, ma sollevata nell’alone del sogno, nell’atmosfera onirica del surreale, conquistano la sensibilità umana. È il compimento dell’idea dechirichiana del quadro come teatro mentale, palcoscenico e contenitore ideale di una struggente drammaticità, che rende con chiarezza figurativa la familiarità dell’ambiente rappresentato. L’opera del maestro-regista-demiurgo diviene dunque soluzione organica di tutte le arti fra innovazione e modernità.
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