Giovanna Sicari raggiunge la sua maturità poetica a cavallo degli anni Ottanta e Novanta: la sua peculiarità maggiore fu quella di rilanciare la poesia come ‘atto politico’, distanziandosi dalla linea romana di pensiero dominante in quel momento e collaborando come redattrice alla rivista «Arsenale», che era impegnata in una difficile transizione fra la fine del riflusso della «parola innamorata» e i rigurgiti della poesia di contraddizione. Ella cercava di dirigersi verso una poesia attenta ai dati concreti e sensibili, orientata verso una pietas umana oltre che verso una parola ‘politica’ nel senso della scrittura poetica: i versi della Sicari contengono un alto tasso di «investimento oggettuale»; ella, infatti, non crea una poesia astratta ma una poesia che vuole uno scambio di contenuti tra due mondi sconosciuti. Questo tipo di poesia significazionista e insieme metafisica può apparire di difficile ricezione e non in linea con i dettami della poesia istituzionale. Essa è un esempio emblematico di una difficile età di transizione tra la fine del tardo moderno e il postmoderno e ci fornisce l’opportunità di ricostruire la geografia poetica degli anni ‘90 per poterne comprendere le ragioni della crisi.

‘Bontà/solida bontà’: la funzione della ‘pietas’ nella poesia di Giovanna Sicari

Eleonora Rimolo
2019-01-01

Abstract

Giovanna Sicari raggiunge la sua maturità poetica a cavallo degli anni Ottanta e Novanta: la sua peculiarità maggiore fu quella di rilanciare la poesia come ‘atto politico’, distanziandosi dalla linea romana di pensiero dominante in quel momento e collaborando come redattrice alla rivista «Arsenale», che era impegnata in una difficile transizione fra la fine del riflusso della «parola innamorata» e i rigurgiti della poesia di contraddizione. Ella cercava di dirigersi verso una poesia attenta ai dati concreti e sensibili, orientata verso una pietas umana oltre che verso una parola ‘politica’ nel senso della scrittura poetica: i versi della Sicari contengono un alto tasso di «investimento oggettuale»; ella, infatti, non crea una poesia astratta ma una poesia che vuole uno scambio di contenuti tra due mondi sconosciuti. Questo tipo di poesia significazionista e insieme metafisica può apparire di difficile ricezione e non in linea con i dettami della poesia istituzionale. Essa è un esempio emblematico di una difficile età di transizione tra la fine del tardo moderno e il postmoderno e ci fornisce l’opportunità di ricostruire la geografia poetica degli anni ‘90 per poterne comprendere le ragioni della crisi.
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