Nelle diverse tappe che caratterizzano lo sviluppo linguistico infantile, parola e suono si armonizzano all'interno di un processo comunicativo pre-verbale, in cui l'espressività corporea e sonora costituiscono una base fondamentale per la successiva strutturazione formale del linguaggio (Loewy, 1985). Questa competenza, infatti, si configura come il prodotto dell’intreccio tra vissuto emotivo, relazione sociale e contesto esperienziale (Sachs, 2012). Vygotskij (1978), a tal riguardo, evidenzia che ogni funzione psichica superiore ha origine in una dimensione sociale e che il linguaggio, rientrante tra esse, nasce inter homines e viene interiorizzato attraverso pratiche comunicative cariche di senso affettivo e culturale, coerentemente, tra l’altro, alla prospettiva incarnata del linguaggio, che concepisce il languaging (Maturana, 1978) come activité incarnée, interactive et située (Bottineau, 2017, p. 19). In tale ottica, la musica emerge come strumento privilegiato di costruzione linguistica, simbolica e narrativa, configurandosi quale forma vicariante (Sibilio, 2017) utile al fine di potenziare λόγος e ἔργον, intesi rispettivamente come dimensione razionale-discorsiva e operativa-esperienziale dell’agire umano. Il processo di mediazione didattica (Chevallard, 1989) che ne deriva, passante per filastrocche, racconti, drammatizzazioni e canti, potrebbe risultare utile per stimolare la partecipazione attiva del discente, promuovendo contestualmente aspetti come la riflessione metalinguistica, il riconoscimento fonologico e la segmentazione del discorso (Brandt et al., 2012; Pino et al., 2021). Infatti, l’integrazione tra parola, suono e gesto consentirebbe di dar vita a un’esperienza linguistica incarnata, in cui l’apprendimento avvenga mediante il corpo e l’affettività. A tal riguardo, il paradigma della semplessità (Berthoz, 2011), trasposto in ambito didattico ed educativo (Sibilio, 2013), si propone quale possibile cornice operativa di cui l’insegnante può servirsi per la strutturazione di percorsi flessibili e non lineari che consentano il superamento della dicotomia tra mente e corpo, tra razionalità ed emotività e che permettano al discente, dunque, di navigare la complessità del fatto linguistico. Muovendo da tali premesse, il lavoro intende presentare una prima riflessione su come la musica possa essere inscritta in percorsi educativi per la scuola dell’infanzia, al fine di potenziare l’acquisizione linguistica attraverso traiettorie semplesse rivolte a tutti e ciascuno.
La narrazione musicale incarnata per l’acquisizione di competenze linguistiche: traiettorie semplesse
Alessio Di Paolo
;Andrea Monaco;Flavia Capodanno;Iolanda Zollo
2026
Abstract
Nelle diverse tappe che caratterizzano lo sviluppo linguistico infantile, parola e suono si armonizzano all'interno di un processo comunicativo pre-verbale, in cui l'espressività corporea e sonora costituiscono una base fondamentale per la successiva strutturazione formale del linguaggio (Loewy, 1985). Questa competenza, infatti, si configura come il prodotto dell’intreccio tra vissuto emotivo, relazione sociale e contesto esperienziale (Sachs, 2012). Vygotskij (1978), a tal riguardo, evidenzia che ogni funzione psichica superiore ha origine in una dimensione sociale e che il linguaggio, rientrante tra esse, nasce inter homines e viene interiorizzato attraverso pratiche comunicative cariche di senso affettivo e culturale, coerentemente, tra l’altro, alla prospettiva incarnata del linguaggio, che concepisce il languaging (Maturana, 1978) come activité incarnée, interactive et située (Bottineau, 2017, p. 19). In tale ottica, la musica emerge come strumento privilegiato di costruzione linguistica, simbolica e narrativa, configurandosi quale forma vicariante (Sibilio, 2017) utile al fine di potenziare λόγος e ἔργον, intesi rispettivamente come dimensione razionale-discorsiva e operativa-esperienziale dell’agire umano. Il processo di mediazione didattica (Chevallard, 1989) che ne deriva, passante per filastrocche, racconti, drammatizzazioni e canti, potrebbe risultare utile per stimolare la partecipazione attiva del discente, promuovendo contestualmente aspetti come la riflessione metalinguistica, il riconoscimento fonologico e la segmentazione del discorso (Brandt et al., 2012; Pino et al., 2021). Infatti, l’integrazione tra parola, suono e gesto consentirebbe di dar vita a un’esperienza linguistica incarnata, in cui l’apprendimento avvenga mediante il corpo e l’affettività. A tal riguardo, il paradigma della semplessità (Berthoz, 2011), trasposto in ambito didattico ed educativo (Sibilio, 2013), si propone quale possibile cornice operativa di cui l’insegnante può servirsi per la strutturazione di percorsi flessibili e non lineari che consentano il superamento della dicotomia tra mente e corpo, tra razionalità ed emotività e che permettano al discente, dunque, di navigare la complessità del fatto linguistico. Muovendo da tali premesse, il lavoro intende presentare una prima riflessione su come la musica possa essere inscritta in percorsi educativi per la scuola dell’infanzia, al fine di potenziare l’acquisizione linguistica attraverso traiettorie semplesse rivolte a tutti e ciascuno.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


