Nel dibattito sull'inclusione scolastica, le barriere all'apprendimento sono frequentemente ricondotte a fattori individuali o ambientali, mentre minore attenzione è stata dedicata al ruolo delle configurazioni didattiche e delle relazioni educative nella produzione di opportunità di partecipazione. In una prospettiva di Embodied Education, il presente contributo esplora come l'interazione tra corpo, spazio, linguaggio e mediazioni possa configurare condizioni di ac-cesso o di esclusione nei processi di apprendimento. A tal fine, è stato realizzato uno studio di caso qualitativo condotto in una scuola secondaria di secondo grado, avente come oggetto l'esperienza scolastica di una studentessa con disabilità visiva. La ricerca integra i contributi dell'Embodied Cognition, della prospettiva socioculturale e dell'approccio ecologico, adot-tando un disegno metodologico fondato sulla triangolazione di osservazioni, interviste, que-stionari e focus group. I risultati evidenziano che le barriere emergono non tanto dalla compromissione visiva in sé, quanto dalle configurazioni embodied dell'interazione didattica, caratterizzate da pratiche implicitamente visual-centriche, specifiche organizzazioni dello spazio e del tempo e forme di mediazione prevalentemente compensative. Tali evidenze conducono a interpretare l'inclusione come un processo incarnato e relazionale e a proporre il costrutto di corpo didattico diffuso quale chiave interpretativa per comprendere e progettare contesti educativi inclusivi.
L’inclusione come processo incarnato: configurazioni didattiche e barriere embodied nei contesti educativi in presenza di disabilità visiva.
ADDOLORATA AMADORO
Writing – Original Draft Preparation
;DIANA CARMELA DI GENNAROWriting – Review & Editing
2026
Abstract
Nel dibattito sull'inclusione scolastica, le barriere all'apprendimento sono frequentemente ricondotte a fattori individuali o ambientali, mentre minore attenzione è stata dedicata al ruolo delle configurazioni didattiche e delle relazioni educative nella produzione di opportunità di partecipazione. In una prospettiva di Embodied Education, il presente contributo esplora come l'interazione tra corpo, spazio, linguaggio e mediazioni possa configurare condizioni di ac-cesso o di esclusione nei processi di apprendimento. A tal fine, è stato realizzato uno studio di caso qualitativo condotto in una scuola secondaria di secondo grado, avente come oggetto l'esperienza scolastica di una studentessa con disabilità visiva. La ricerca integra i contributi dell'Embodied Cognition, della prospettiva socioculturale e dell'approccio ecologico, adot-tando un disegno metodologico fondato sulla triangolazione di osservazioni, interviste, que-stionari e focus group. I risultati evidenziano che le barriere emergono non tanto dalla compromissione visiva in sé, quanto dalle configurazioni embodied dell'interazione didattica, caratterizzate da pratiche implicitamente visual-centriche, specifiche organizzazioni dello spazio e del tempo e forme di mediazione prevalentemente compensative. Tali evidenze conducono a interpretare l'inclusione come un processo incarnato e relazionale e a proporre il costrutto di corpo didattico diffuso quale chiave interpretativa per comprendere e progettare contesti educativi inclusivi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


